I RICERCATORI
DI DIO
Fondamentalmente tutti gli uomini sono ricercatori di Dio. Questo
per almeno due ragioni:
La
prima ragione è che oltre all’istinto di sopravivenza e
all’istinto di mantenimento della specie (istinto sessuale),
hanno anche un terzo impulso, il più importante: l’impulso ad autorealizzarsi. Soltanto l’uomo ha tale impulso,
il quale nella maggioranza
degli uomini inizia ad esprimersi tra il trentaduesimo ed il
trentaquattresimo anno di vita. Ciò può essere riconosciuto attraverso
una serie di domande che si iniziano a porre in questo periodo,
le più frequenti tra le quali sono: “Chi sono io?”, “Da dove
provengo?”, “Qual è lo scopo della vita?”…
La seconda
ragione è che l’uomo è l’unico essere che ha la capacità di avere fede,
dalla quale deriva la capacità di consacrarsi, alla base della
quale c’è la mente, che il consacrarsi comunque trascende. Questo
processo – il consacrarsi – ha come risultato la consapevolizzazione
della mente ovvero la sua trasformazione, la quale sottintende:
- la quiete della mente ovvero: la tranquillità,
il non attaccamento, l’assenza di paure, la libertà dalle mete,
dalla dualità e dall’illusione, il costante indirizzare le emozioni
ed i pensieri verso Dio (la
Realtà, l’Assoluto, il Sé); e
- l’utilizzo consapevolizzato della mente,
come processo costante e ottimale di espressione e collegamento
reciproco delle manifestazioni della Coscienza individuale,
alla base del quale c’è l’Amore verso Dio in se stessi.
1.1. I tipi di ricercatori di Dio
Possiamo suddividere i ricercatori di Dio
in base alla meta e al metodo (all’approccio) di ricerca.
A)
In base alla meta, generalizzando, ci sono tre
gruppi di ricercatori di Dio:
Del primo
gruppo fanno parte quelli che tendono a (desiderano)
scoprire e ricevere la “benevolenza” Divina, la “munificenza”
Divina, la “grazia” Divina. Tra questi ci sono:
-
quelli che per varie paure (paura della malattia, paura
di morire…) pregano che Dio gli perdoni i peccati, che sia clemente
e pregano per andare in paradiso e non all’inferno,
-
coloro che a Dio chiedono il potere – economico, politico,
militare e altri tipi di potere.
“Oh Signore! Se Ti adoro per paura dell’inferno, fammi bruciare
nell’inferno. Se Ti adoro nella speranza di andare in paradiso,
vietami l’entrata in paradiso. Ma se Ti adoro per Te Stesso
non celarmi la Tua eterna meraviglia.” (Rabbi)
Del secondo gruppo fanno parte coloro che affermano che l’essenza
Divina è irraggiungibile, non conoscibile, da qualche parte
fuori dell’uomo – i filosofi, i teologi… Ad ogni modo, nonostante
ciò non rinunciano al tentativo di definire Dio (Realtà, Assoluto,
Sé) in uno dei seguenti modi:
-
come Essere, che “vive” la propria vita e che con il
proprio Essere onnipermeante amministra tutti i processi e in
questo modo si realizza, ovvero esiste,
-
come Principio, il quale contiene in se stesso i principi
generali e specifici in base ai quali si svolgono, come in base
a una specie di legge (la c.d. legge Divina), i processi nell’Universo
visibile ed in quello invisibile,
-
come Vibrazione – Energia, alla quale si aggiungono,
come anche al termine Coscienza, gli attributi elencati.
Del terzo gruppo fanno parte coloro che non cercano di definirlo e
nemmeno vogliono qualcosa da Lui, ma tendono a essere uno con
Lui (cosa che già sono) attraverso il farne esperienza ed il
conoscerlo. In questo gli è chiaro che “l’esperienza” e “il
conoscere” sono solo processi che possono eliminare gli ostacoli
per essere pienamente ciò che siamo veramente. Il vissuto ed
il conoscere non è sicuramente Dio (Realtà, Assoluto, Sé) perché
nello stato di Dio (Realtà, Assoluto, Sé) non c’è l’individuo,
non c’è chi conosce o fa esperienza, e non c’è nemmeno il processo
del fare esperienza e del conoscere.
B) In base al metodo (all’approccio) di ricerca di Dio possiamo parlare
nuovamente di tre gruppi:
I primi sono quelli che hanno consacrato la vita a Dio
– coloro che consacrano la loro attenzione, le loro emozioni
e i loro pensieri a Lui (Buddha, Gesù, Maometto, Ghandi…)
I secondi sono gli artisti – i quali durante la creazione
artistica entravano spesso nel c.d. stato di “flow”, vale a
dire nello stato dell’affidarsi e consapevolizzavano così la
mente, sino alla piena maturazione della Coscienza (Leonardo
da Vinci, Wolfgang Amadeus Mozart, Shakespeare William, Vladimir
Nabokov, Walter Gropius…), come anche
I terzi sono gli scienziati – i quali immergendosi nel
processo di ricerca scientifica, entrano in uno stato di “esaltazione”
identico allo stato di “flow” e con ciò consapevolizzano la
mente (Nikola Tesla, Isacco Newton, Blaise Pascal, Paracelso,
Archimede…)
È necessario rilevare che questa suddivisione è condizionale,
perché quasi sempre avvenivano processi combinati, cosicché
gli scienziati erano anche consacrati a Dio, gli artisti – scienziati
ecc.
In sostanza si tratta del processo d’individuazione della Coscienza
ovvero di maturazione della Coscienza, il quale può realizzarsi:
-
istantaneamente, oppure
-
gradualmente.
La maturazione istantanea della Coscienza avviene molto raramente.
Essa è spesso accompagnata da diversi fenomeni collaterali che
possiamo condizionatamente suddividere in due gruppi:
a)
la catarsi – si tratta di processi
che si intensificano gradualmente sino ad erompere, dopo di
che si ha una sensazione di rilassamento e tranquillità,
b)
la beatitudine – non ha particolari manifestazioni fisiche, ma possiamo
descriverla come sensazione di pace, di realizzazione, di distensione
ecc.
La maturazione
graduale della Coscienza consiste
nella coordinazione delle manifestazioni della Coscienza con
la stessa Coscienza, il che porta a consapevolizzare se stessi
come Dio (Realtà, Assoluto, Sé). Il processo si svolge simultaneamente
su tutti i piani: materiale (corpo fisico), vibratorio – energetico
(aura, Corpo Illuminato, Anima e mente) e sul piano della Coscienza
come processo di “unificazione” della Coscienza Infinita e di
quella individuale.
In ambedue i casi (istantaneo e graduale) il singolo (il ricercatore)
è lisciato dell’esistere individuale consapevole.
Tutti gli uomini sono
spontanei ricercatori di Dio, ma fondamentalmente bisogna considerare
che:
- in sostanza esiste soltanto un peccato (dal quale derivano
tutti gli altri peccati) – rinunciare a Dio ovvero all’Amore
verso Lui,
- non bisogna essere amareggiati del proprio destino e non
bisogna incolpare Dio per il proprio destino,
- bisogna tendere a scoprire l’essenza divina in se stessi,
in altri ed in tutto.
1.2. I potenziali primari
Ogni uomo ha la forza
di Dio (Assoluto, Realtà, Sé) ovvero la forza dell’essenza che
nel tempo e nello spazio può essere riconosciuta attraverso
i potenziali umani primari:
Primo, “la comprensione” – vale a dire la
capacità di comprendere i propri processi e quelli altrui, ed
il mondo attorno a lui, iniziando dalla sostanza della formazione
e del funzionamento della mente, ovvero del principio dualistico
della mente.
Secondo, “lo scambio di vibrazioni” – vale a
dire la capacità di dare e ricevere Amore come emozione dalla
quale derivano tutti gli altri scambi di Vibrazioni.
Terzo, “la spontaneità” – vale a dire la capacità
di entrare nel c.d. stato di flow attraverso la coordinazione
intenzionale o non intenzionale della mente mentale con la mente lavorativa.
I potenziali elencati bisogna comunque scoprirli nella c.d. vita
reale per risolvere problemi concreti, ma è molto più importante
utilizzarli per conoscere se stessi ovvero per autoimmergersi
sino alla propria essenza – Dio (Realtà, Assoluto, Sé).
1.3. La meta (lo scopo) dei ricercatori di Dio
L’unica possibilità di risolvere il misteri dell’uomo, ovvero
di rispondere alle domande: Chi è l’uomo?, Cos’è l’uomo? e a
domande simili è autorealizzarsi ovvero autorealizzarsi attraverso
la ricerca di Dio.
Osservando
dalla prospettiva della mente, cercare Dio (Realtà, Assoluto,
Sé) è la più pericolosa delle attività, perché “annienta” il
mondo nel quale viviamo.
È veramente difficile capire (comprendere) che viviamo in un mondo
che è un’illusione e che l’abbaglio arriva sino al pensare che
siamo divisi da Dio (Realtà, Assoluto, Sé). La maggioranza della
gente comprende che il processo che chiamiamo vita si svolge
in un dato tempo e spazio, ma non comprende che il tempo e lo
spazio sono inscindibili dalla mente. Le emozioni ed i pensieri
creano il mondo che percepiamo come reale, ovvero - la mente
somma le Vibrazioni ricevute attraverso i sensi e così forma
il mondo. Tutto ciò che vediamo (ma anche ciò che non vediamo,
incluso il “cosmo invisibile”), è soltanto un riflesso e una
proiezione della nostra mente.
Identificando se stessi con la mente, il corpo fisico e le altre
manifestazioni del processo d’individuazione della Coscienza,
la maggioranza della gente si trova nel suo circolo vizioso
nel quale percepisce anche il processo d’individuazione della
Coscienza come un qualcosa di diviso da Dio.
La ricerca di Dio esige la consapevolizzazione della mente che
è correlata alla rescissione degli attaccamenti:
- al corpo fisico; la
maggioranza comprende e accetta molto facilmente di non essere
soltanto il corpo fisico, e poi
- alla mente; attaccamento
al quale la maggioranza della gente rinuncia molto difficilmente
perché suppone che bisogna eliminare la mente invece di comprendere
che bisogna trasformarla, e per ultimo
- alla Coscienza individuale,
come ultima “speranza” per definire se stessi e la propria particolarità,
perché pensano che rescindendo l’attaccamento dalla propria
Coscienza perdono se stessi, mentre si tratta del reciproco
consapevolizzarmi tra la Coscienza Infinita
e la Coscienza
individuale, nel quale non c’è chi possa perdere o guadagnare
qualcosa.
A causa di tutti questi attaccamenti compaiono le paure, come
conseguenza dell’identificare se stessi con il corpo fisico,
la mente e la Coscienza, e si forma la
sensazione di essere divisi da Dio (Realtà, Assoluto, Sé).
Ma, se il motivo è la Verità, ovvero la Verità su voi stessi,
la paura gradualmente scomparirà.
Siete dove siete, siete ciò che siete e la Verità cercatela per
voi stessi.
Molti vedono nel cercare Dio un progresso spirituale, ma anche
il desiderio di migliorare la c.d. vita quotidiana, lo stato
di salute, lo stato materiale, la posizione sociale… , ma questi
possono essere soltanto processi collaterali, intenzionali o
non intenzionali, derivati dalla ricerca della Verità riguardo
a se stessi.
Se nel cercare Dio esiste qualcosa che in modo non abbastanza
preciso possiamo definire “ambizione” o “meta” (“scopo”), allora
essa deve avere soltanto un livello – l’eliminazione dei disturbi
per Essere pienamente come nostro stato naturale.
1.4. Gli elementi della ricerca di Dio
Il processo spontaneo del cercare Dio è caratterizzato
da una serie di elementi dei quali elencheremo soltanto alcuni:
- All’uomo come processo ultimo (supremo) del mondo manifestato
(dell’Universo) è dato tutto ciò di cui ha bisogno per ritrovare
ciò che non ha mai perduto.
- L’uomo ha tutti gli strumenti necessari, prima di tutto il corpo,
la mente e la
Coscienza che può utilizzare per autoriconoscersi
ovvero per ricercare se stesso.
- Con l’aiuto di Dio (Realtà, Assoluto, Sé) nel senso che rivolgersi
a Dio è il punto di partenza del proprio Sé.
- La conoscenza che si ha dalla propria esperienza, e cioè che
tu sei (“io sono”), è un esperienza della mente ed è l’origine
di tutta l’Energia e di tutti i processi nel tempo e nello spazio.
- Se si ricerca senza Amore (per Dio in se stessi e Dio in altri
come Uno) non si conoscerà mai niente. In questo l’esperienza
personale è la più importante. Poi è importante liberarsi anche
da tale Esperienza ed essere in Dio (Realtà, Assoluto, Sé).
- Il consiglio pratico di base (del quale parleremo più avanti)
è di non fuggire né nel passato né nel futuro, ma di essere
“qua e ora”.
- Tutte le manifestazioni sono parte della manifestazione totale.
Se cercate, qualsiasi cosa, partendo dalla tesi che siete un
individuo – sarete perduti ovvero vi perderete nella mente.
- Stare con i figli, la moglie, la compagna, i parenti, gli amici,
occuparsi di qualsiasi attività con Amore verso Dio in se stessi
è egualmente sacro di come andare sul Himalaya, ad Araunchala,
sul Monte Athos e vivere in “assoluta” solitudine in una caverna.
- Tutto è spontaneo, non si può scegliere, perché se si potrebbe
scegliere allora molti non prenderebbero il corpo che hanno,
non vivrebbero dove vivono, non farebbero ciò che fanno ecc.
L’illusione che si possa scegliere è soltanto un’illusione della
mente, basata sul suo concetto dualistico.
- Non tendete ad essere perfetti, soltanto siate ciò che siete
– non la perfezione, bensì la completezza. La perfezione nel
tempo e nello spazio non esiste, perché sono manifestazioni,
ma la perfezione esiste nello stato di Dio (Realtà, Assoluto,
Sé), ma là non c’è l’individuo.
- Se permettete alla manifestazione di “guidarvi” vi perderete
nel suo circolo vizioso, perché in base al passato create concetti
sul bene e sul male, proiettandoli nel futuro e perdendo così
l’attimo presente.
- Quando imparate, studiate, ricercate qualcosa – voi soltanto
tendete a ricordarvi di qualche concetto.
- La pratica spirituale è una consacrazione che dura ventiquattro
ore ogni giorno.
- I diversi metodi di meditazione, le regole comportamentali sono
limitazioni necessarie sino a che la mente dell’uomo è “indisciplinata”.
Consapevolizzando la mente, le emozioni ed i pensieri diventano
gradualmente spontanei e coordinati con la
Coscienza.
- Quando vi rivolgete a Dio (Realtà, Assoluto, Sé) in forma di
preghiera o pensandoci – allora ciò risuona in voi stessi indirizzandovi
alla vostra essenza. Rivolgendosi a Dio si avviano processi
“di là della mente” (nella Coscienza) che altrimenti si possono
attivare soltanto con la tenacia (volontà).
- Se rivolgete la richiesta con qualche desiderio, aumenta la
dipendenza dallo stesso desiderio; perciò è bene rivolgere la
richiesta e attendere senza avere aspettative.
- Il processo del cercare Dio è spesso collegato al bisogno di
accumulare ed avere (possedere) sapere, ma tale sapere è sempre
limitato dal tempo e dallo spazio nel quale l’individuo si esprime.
Perciò tutto questo sapere deve scomparire assieme all’individuo.
- Bisogna essere aperti a perdere l’individualità, perché in Dio
(Realtà, Assoluto. Sé) non c’è individualità.
- Ciò che non sappiamo come individui è la vera Conoscenza, ciò
che non si può provare è l’unico vero Stato.
- La realizzazione della Scoperta non significa null’altro che
scoprire ciò che siamo e ciò che siamo da sempre.
- I ricercatori di Dio cercano se stessi, e il processo che è
iniziato da qualche parte nell’Infinito si conclude nello stesso
Infinito, con la constatazione:
“Io e il Padre siamo uno.”
“…che tutti
siano uno, come lo sei tu Padre, in me ed io in te.”